«Sono molto contento di aver letto Dragoncelli di fuoco. Una sensazione molto strana, non solo un tuffo nei ricordi, ma qualcosa di più complesso, con sfumature anche dolorose, confuse… ancora forse io stesso devo fare un po’ ordine rispetto a quel tempo». Gianluca Jodice

«Loparco scrive benissimo. Ma c’è di più. Dragoncelli di fuoco ha ritmo, belle metafore visive e uno stile che rende la lettura interessante, anche al netto del mondo sorrentiniano». Stefano Russo

«Dragonelli di fuoco è un affresco, un lavoro che denota impegno e passione». Maurizio Fiume

«Io anche ero lì, contingente, parallelo, tangente alle loro esistenze, stufo delle loro medesime angosce e pieno della identica volontà di riscatto dai dettami dell’ordinario. Ogni personaggio in questo libro è una maschera. Nel racconto c’è una distinzione in proposito. Ed ogni maschera raffigura il buono, il permaloso, il riflessivo, come in ogni commedia umana. È un umanista Loparco che dal particolare volge all’universale. Affezionato sinceramente ai suoi protagonisti, lui è il deuteragonista della tragedia incombente del signor vita. Semmai Dragoncelli di fuoco è diventato una storia compiuta, finita, onnicomprensiva, non è per la storiella effimera che racconta ma per la narrazione asciutta di un documentarista cartaceo che ha reso grazia all’infinito presente del verbo esserci». Michele Saviano