SCRITTI PRIMITIVI

Tod Browning, l’uomo dei freaks

Sabato, 6 ottobre 1962. Nella città di Malibù, a ovest della contea di Los Angeles, al numero 300 di Westgate Avenue di Bretonwood – uno dei quartieri più lussuosi ed esclusivi della California –, il corpo del vecchio Tod fu trovato riverso a terra, sul pavimento del bagno. Prima di morire fumava Lucky strikes, ingollava birra Coors e collezionava figurine Nick Schmalt. Prima di morire allevava cani e anatre dietro al cancello del suo fortilizio dai muri bianchissimi e le siepi spianate. Prima di morire era morto chissà quante volte nelle fiere e nei circhi dell’orrido, i freak show, polo d’attrazione della borghesia statunitense ottocentesca. Poi quel 6 ottobre, a ottantadue anni, Tod, era morto davvero. Per via del fumo, dell’alcool, del cancro alla laringe, dell’arteriosclerosi, dell’ictus, era morto. Il cuore aveva retto alla furia di una vita di eccessi ma la malattia che lo aveva colpito sul finire degli anni Cinquanta lo aveva fiaccato, lasciandolo con il fiato corto, senza più parole, poco più di uno sgorbio umano, come uno dei poveri infelici del suo capolavoro maledetto, Freaks, la pellicola più scandalosa della cinematografia mondiale, il film che nessuno prima di lui aveva osato.  

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