Addio zio Tom

Con un paese squassato dalla contestazione giovanile e operaia, quando i temi terzomondisti e le marginalità vanno imponendosi presso larghi strati dell’opinione pubblica, mentre il ’68 annuncia la nascita di un altro mondo possibile, l’indole canaglia di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi deflagra nel più esorbitante esperimento cinematografico mai realizzato sulla faccia della terra: Addio zio Tom. Un viaggio a ritroso nel tempo per mostrare al pubblico il vero volto della schiavitù. Contro il fronte progressista, il politically correct, il razzismo all’incontrario, la critica prezzolata e l’opportunismo (e il buon senso).

«L’opera di documentazione tra la più vasta pubblicistica dell’epoca, è durata mesi: The confessions of Nat Tarner di William Styron, Slavery in the South di Harvey Wish, Le schiave di Sean ‘O Callaghan, Autobiografia di uno schiavo di Miguel Barnet, Piaceri e crudeltà di Paul Jadis… Debbo dire che si è trattato di un lavoro certosino andato sprecato. Ma l’intenzione era corretta. Il fatto è – ma l’ho imparato solo col tempo –, che le persone non vogliono conoscere la verità, preferiscono una delle sue benevoli rappresentazioni».

Loparco torna sui luoghi e negli anni in cui il film è stato girato (Louisiana, Haiti, Florida/1968-1971) e attraverso le testimonianze di Franco Prosperi (co-regista), Giampaolo Lomi (organizzatore generale), Marcello Tranchini (direttore di produzione) e Kathryn Snedeker (costumista e compagna dell’epoca di Jacopetti), spiega al lettore perché Addio zio Tom è un film altamente improbabile, accaduto in quel lontano 1971 sulla forza negoziale del suo autore più veemente ma irripetibile nel sistema dei media di ogni tempo.

Addio zio Tom di Stefano Loparco. Saggio monografico, Gremese Editore, I film di culto del cinema popolare.

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