2020, Bietti, pp. 142

Paolo, Giacomo e Bruno, studenti universitari del Vomero, sognano il cinema dove non c’è. Ma quando salta fuori una videocamera professionale decidono di farlo, il cinema, da soli. Dragoncelli di fuoco. Il primo (non) film di Paolo Sorrentino è la storia di un’amicizia e di una sfida vinta, mentre ha inizio il viaggio di Paolo «al pleistocene della felicità».

Stefano Loparco torna nella Napoli degli anni Novanta e grazie ai ricordi di Bruno Grillo, Giacomo Matturro, Maurizio Fiume, Stefano Russo, Pappi Corsicato e Gianni Ferreri, traccia un ritratto nudo e toccante del loro amico di gioventù, il futuro premio Oscar Paolo Sorrentino, lasciando al lettore alcune pagine di grande suggestione e forse, attraverso la scelta del romanzo biografico, una scheggia di verità.

«Pagina dopo pagina, miracolosamente, si intravede e riemerge un’abbondanza di idee e intuizioni care a Sorrentino, appuntate alla luce della sua lampada Churchill… Il libro – perfetta anticamera dell’imminente È stata la mano di Dio – sa riassumere tutto, dilatandone le immagini quasi fosse un film». La Repubblica

«Un’elegia struggente dell’amicizia e dei vent’anni che non ritorneranno più». Blow Up

«Una piccola, deliziosa biografia che racconta, con una scrittura densa, ricca e immaginifica, la formazione di un genio timido e chiuso nella Napoli degli anni Novanta». Mistero

«Sono molto contento di aver letto Dragoncelli di fuoco. Una sensazione molto strana, non solo un tuffo nei ricordi, ma qualcosa di più complesso, con sfumature anche dolorose, confuse… ancora forse io stesso devo fare un po’ ordine rispetto a quel tempo». Gianluca Jodice

«Loparco scrive benissimo. Ma c’è di più. Dragoncelli di fuoco ha ritmo, belle metafore visive e uno stile che rende la lettura interessante, anche al netto del mondo sorrentiniano». Stefano Russo

«Io anche ero lì, contingente, parallelo, tangente alle loro esistenze, stufo delle loro medesime angosce e pieno della identica volontà di riscatto dai dettami dell’ordinario. Ogni personaggio in questo libro è una maschera. Nel racconto c’è una distinzione in proposito. Ed ogni maschera raffigura il buono, il permaloso, il riflessivo, come in ogni commedia umana. È un umanista Loparco che dal particolare volge all’universale. Affezionato sinceramente ai suoi protagonisti, lui è il deuteragonista della tragedia incombente del signor vita. Semmai Dragoncelli di fuoco è diventato una storia compiuta, finita, onnicomprensiva, non è per la storiella superflua che racconta ma per la narrazione asciutta di un documentarista cartaceo che ha reso grazia all’infinito presente del verbo esserci». Michele Saviano 

«Dragonelli di fuoco è un affresco, un lavoro che denota impegno e passione». Maurizio Fiume

«Con Dragoncelli di fuoco lo studioso meticoloso incontra il romanziere ispirato, infatti il libro di Loparco è difficile da circoscrivere in un genere, e questa è una grande forza». Simone Scafidi 

«Costa meno di un pacchetto di sigarette. Dimensioni minuscole: 10×15. Il maiuscolo è nelle 142 splendide pagine del suo Dragoncelli di fuoco. L’autore è un Grande, con la G a carattere 52 e si chiama Stefano Loparco». Roberto Poppi