IL CORPO DEI SETTANTA

corpo

pp. 330, Ed. Il Foglio

Edwige Fenech è stato il prodotto collettivo di esperti artigiani che bene conoscevano le leggi del botteghino e la psicologia maschile. Più prodotto di consumo che opera artistica e dunque opera pop. Fu anche un bene a domanda rigida, tipico dei mercati monopolistici, e dalla curva gaussiana in continua ascesa, nonostante il suo perdurare sul mercato. Insomma, un marchio di successo. Uscito dalle forbici del montaggio, però, il mito di Edwige Fenech prendeva forma nei sogni di milioni di connazionali. Entrava nella vita della gente, nelle grandi città fino ai più sperduti paesini del mezzogiorno, a regalare ancora quegli enormi struggimenti che solo lei sapeva suscitare. E’ lei il corpo dei Settanta, l’oggetto del desiderio, il culto nascosto di una nazione intera. Lo sanno bene operai e dirigenti, forze dell’ordine e studenti, brigatisti e neofascisti, lo sa bene quel pezzo di umanità che per tutto il decennio si è combattuta  sulle strade fino a darsi la morte; il corpo dei Settanta sono anche loro, la pancia mollte di un paese scivolato nella centrifuga sessantottina con spirito ottocentesco, e fuoriuscito piagato dalla violenza, spaventato dal futuro e ossessionato dal sesso.

Cattura

«Il Corpo dei Settanta» è un libro importante. Non è solo un libro di cinema e non è neppure un libro biografico su Edwige Fenech. E’ un libro che racconta gli anni Settanta e al tempo stesso parla di un cinema povero che era capace di riempire le sale. Se qualcuno mi chiedesse quale libro comprare tra «Le dive nude – il cinema di Gloria Guida e Edwige Fenech» (che ho scritto io e l’ha pubblicato Profondo Rosso) e questo, consiglierei – senza ombra di dubbio di comprare «Il Corpo dei Settanta»! Il mio è un semplice libro di cinema, quello di Loparco è molto di più. Per questo l’ho pubblicato!

Gordiano Lupi – editore e scrittore

Un libro molto più profondo di quello che si potrebbe (superficialmente) pensare, la rilettura di un periodo storico (gli anni Settanta del nostro paese) attraverso i film che hanno consolidato la fama di Edwige Fenech come icona sexy di una (e più…) generazioni. La speranza è che questo libro non venga sottovalutato dai potenziali lettori, come troppo spesso accade con i film di genere di quel periodo.

Carlo Griseri – giornalista e scrittore

Un librone dedicato all’icona del cinema sexy italiano… L’autore, curiosamente, si getta nella materia già incandescente con molta immedesimazione. Edwige viene “raccontata” nella sua carriera con puntiglio analitico ma anche come si trattasse di una conoscenza diretta, immagine di donna idealizzata, non solo amante catodica da spiare in piena notte, ma addirittura madre procace. Un’operazione interessante. Ottima l’appendice con gli incassi dei film di Edwige.

Nocturno  Cinema – d.pul.

Stefano Loparco con il suo corposo saggio  «Il Corpo dei Settanta, il corpo, l’immagine e la maschera di Edwige Fenech» (edizioni Il Foglio) per la prima volta in Italia, racconta la carriera cinematografica dell’attrice che ha fatto sognare più di una generazione. E’sì una guida alla filmografia di una vera e propria icona del cinema italiano, ma è anche sguardo d’insieme alle agitazioni socio-politiche che negli anni Settanta si sono manifestate, a volte per morire da sé, altre ancora per evolversi (o involversi) contribuendo a formare il carattere dell’italiano medio e non. «Il Corpo dei Settanta» di Stefano Loparco è la prima esaustiva biografia incentrata sull’attrice simbolo di un’intensa e irripetibile stagione cinematografica: indispensabile.

Giuseppe Iannozzi  – Giornalista e critico letterario

C’è una raccomandazione che mi sento di farvi e di farvi da subito: mettetevi prima che potete sulle tracce de “Il corpo dei Settanta” (Edizioni Il Foglio). Il libro ha qualche anno (è stato pubblicato nel 2009) ma è uno di quei testi che gli appassionati di cinema di vecchio e nuovo corso non possono mancare. So che sono cose che si scrivono generalmente ma badate che dico sul serio: questo saggio di Stefano Loparco è tra i più significativi che mi sia capitato di leggere sul cinema popolare italiano e sul decennio di piombo, da un bel po’ di tempo a questa parte…. Il volume è poderoso – supera ampiamente le 300 pagine – non si fa mancare e non fa mancare nulla (compresa una miriade di foto da prurigine della Fenech), rivelando l’autore come una delle voci critiche più promettenti & divergenti della saggistica italiana non professorale. Per una volta lasciatemi scrivere vivaddio.

SoloLibri.net (Mario Bonanno)