Messaggero Veneto

L’inafferrabile Gualtiero Jacopetti imprigionato dentro il libro di Loparco

La storia inghiotte, ma lascia tracce. Non è mai un delitto perfetto. E certi uomini, che di segni ne hanno lasciati sin troppi, si fanno placcare, prima o poi. E altri uomini del futuro ostinati e di penna buona, si pigliano la briga di raccontare. Gualterio Jacopetti (1919 – 2011), straordinario artista davvero total – cinematografo, giornalismo, regia, documentari – scardina certi silenzi imposti e i più iniziano a temerlo. E Stefano Loparco, classe 1968, friulano (abita a Cormòns dopo un intenso pellegrinaggio italiano), con il vizio primario di scegliere bersagli, colpendoli infine, lo imprigiona. ‘Nessuno si era mai avventurato nell’universo jacopettiano, personaggio ai più scomodo, eppure perfetto per scriverci attorno qualcosa’. Eco qui. Graffi sul mondo (Edizioni Il Foglio), oltre trecento pagine e una notevole collezione di foto rare. Tanto per inquadrare l’artista: lui firmò, assieme a Franco Prosperi, Mondo cane, un docu-film che fece epoca, capostitpite di un filone sensazionalistico e crudele. ‘Incassò miliardi in tutto il globo terraqueo per la gioia massima di Angelo Rizzoli che lo produsse’, spiega Loparco. ‘Ci vorrebbe una giornata intera per selezionare una vita così, all’arrembaggio coma la sua; ho cercato di raccogliere in tre anni di paziente ricerca eventi dirompenti e pure quelli all’apparenza meno intriganti, ricostruendo così, attraverso le imprese, uno spaccato italiano’. Stefano subisce il fascino dei Settanta. ‘Amo il cinema di quel decennio e m’incuriosisce ciò che dentro s’agivata’. E anche nella sua opera prima, l’autore scannerizza una delle attrici culto dell’epoca, quella Edwige Fenech, prima del suo scavo, mai finita sulle pagine patinate di un libro (Il corpo dei Settanta). Allo scrittore piace il sentiero solitario, lo si è capito. Dunque, Jacopetti. ‘Lo si potrebbe serenamente definire un iconoclasta, attaccava la cultura dominante, provocava. Diresse il settimanale Cronache, sorretto dalla fiducia di Indro Montanelli e senza farsi plagiare dal lecito. E il passo successivo, sulle ceneri del defunto prodotto, fu la nascita de l’Espresso. Persino Fellini notò quel piglio anticonformista. ‘Si dice che il pesonaggio di Marcello Rubini, che Mastroianni interpretò ne La dolce vita, fosse una somatizzazione di Jacopetti’. Altro caposaldo registico del nostro eroe: Africa addio. Uno scioccante reportage sugli effetti della decolonizzazione. Come per Mondo cane, Gualtiero e compagni riuscirono a smuovere le coscienze dei cinque continenti. Il volume ha già un percorso stabilito. ‘Lo presenterò al Centro sperimentale di Roma e, con la collaborazione di Tatti Sanguineti, diventerà l’argomento di un servizio che andrà in onda su Iris.

 

Gian Paolo Polesini, Messaggero Veneto, 30 marzo 2014

Stefano Loparco e Gian Paolo Pelisini, critico cinematografico del Messaggero Veneto

Stefano Loparco e Gian Paolo Polesini, critico cinematografico del Messaggero Veneto

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