Scrivere di Gualtiero Jacopetti non è impresa semplice. Dedicargli un libro, poi, rischia di trasformarsi in missione suicida. Tra l’ostilità sempinterna della critica vecchia e nuova (obbiettivamente, si tratta di un uomo complesso, difficile da indagare sottraendosi al pregiudizio) e di chi l’ha ritenuto a suo modo un genio (mi ascrivo umilmente alla categoria), Stefano Loparco ha compiuto un piccolo miracolo, affrontando con piglio meticoloso e disincantato il racconto della sua vita professionale e privata, nel corso del quale fornisce al lettore gli strumenti utili per tradurne una propria idea. Nel suo libro ci sono il costume, la politica, il mondo culturale e le contraddizioni dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, elementi fondamentali per mappare il fenomeno Jacopetti e il riverbero imprevisto e incontrollato del suo modo di fare cinema nel mondo della comunicazione. Se una critica si può muovere, all’ottimo lavoro di Stefano, è l’eccessiva presenza di documentazione, sconfinante a tratti nel feticismo: il suo avvincente racconto valeva da solo il costo della pubblicazione.

Daniele Aramu

Daniele Aramu, già redattore di Nocturno Cinema (che ha contribuito a fondare) e saggista. Autore di una delle ultime interviste rilasciate da Gualtiero Jacopetti.

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