Addio zio Tom, il film scandaloso di Jacopetti ritorna. Nel 2019, in libreria

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Gualtiero Jacopetti è stato un liberale conservatore, individualista, qualunquista, anticlericale, nostalgico, anti-relativista, astioso e impenitente, secondo solo a Sergio Saviane per vis polemica, della stessa tempra ferrigna di Oriana Fallaci – che detestava, ricambiato – solo più infingardo e meno apocalittico, ferocemente anti-borghese. Franco Prosperi è un liberale conservatore, sociobiologo, esploratore, panteista, animalista, fine osservatore, dotto, mite, riservato. I due per per un po’ hanno fatto cinema insieme, conquistando l’ammirazione del pubblico e di molti addetti ai lavori, tra cui Marlon Brando, John Wayne, Federico Fellini, Vittorio De Sica e Alberto Sordi. Poi è venuto Africa addio (1966) ed è stato uno scandalo internazionale. Poi è venuto Addio zio Tom (1971) e il mondo non ha smesso di odiarli. Ecco perché nei prossimi mesi cercherò di spiegare come e perché è nato quello che, a mio avviso, rimane il più esorbitante esperimento cinematografico partorito sulla faccia della terra e perché è fondato indagarlo senza pregiudizi. Ma oggi che ho consegnato il libro, desidero ringraziare chi mi ha aiutato a realizzarlo: Franco Prosperi – cui mi legano altri progetti -, Giampaolo Lomi, Marcello Tranchini, Katheryn Snedeker, Christine Jacopetti, Victor Rambaldi e la Fondazione Carlo Rambaldi, Carlo Gregoretti e Riz Ortolani che, con la moglie Katyna, andava particolarmente orgoglioso di Oh my Love, brano di apertura del film. Cito per ultimo ma meriterebbe – e merita – il primo nome della lista Claudio Bartolini, saggista e direttore della collana I film di culto del cinema popolare che ospiterà il volume, edito da Gremese Editore (della collana fa parte anche l’atteso Milano calibro 9 di Davide Pulici), e che ha accettato il progetto mostrando una temerarietà seconda solo alla sua grande competenza e professionalità.
Insomma, per dire che ho consegnato il libro.

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