RECE

DEL PAGANINI E DEI CAPRICCI

Augusto Caminito: ‘Un libro straordinario. Ne sono certo: Klaus lo avrebbe voluto così’.

Roberto Curti per Blow Up: ‘Una prosa partecipe e intensa, che cattura dalla prima pagina’.

Davide Pulici per Nocturno Cinema: ‘Già il fatto che qualcuno scelga di titolare un libro con il dimenticato complemento di argomento (in latino de + ablativo), ce lo rende appetibile a prescindere. Anche a non sapere di che cosa esattamente parli. E anche se nel caso del presente volume, la lettura non disattende poi le aspettative (…). Non bisogna lasciarsi fregare di fronte a un film come Paganini dalla stretta finale in cui si conclude che sia, banalmente, bello o brutto: Loparco lo sa bene e il pregio del suo volume è, tra gli altri, quello di far capire quali forze si muovessero dentro, dietro, prima e dopo il film. E non importa che nessuno le abbia riconosciute. Importa che ci siano’.

Cristiana Astori (scrittrice, autrice della trilogia Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu): ‘Un saggio scritto come un romanzo, da leggere tutto d’un fiato!’

Film Tv: ‘Tra biografia e archeologia, un’opera di sicuro interesse… ‘.

Stefano Raffaele (autore televisivo Stracult e Troppo Giusti): ‘Questo libro racconta un’interessante storia di cinema e un’interessante storia di vita. Ne servirebbero di più al posto di tanti (poco utili) saggi’.

Fabio Francione per Il Cittadino Quotidiano: ‘I libri di Stefano Loparco non sono mai banali. In quale genere possono essere categorizzati? La sua è passione per il cinema o innamoramento per le storie che i personaggi della settima arte possono raccontare? Le due ipotesi, talvolta, vanno a braccetto, ma perlopiù sono i personaggi che prendono il sopravvento occupando quasi tutto lo spazio che un critico riserverebbe non al soggetto, ma agli oggetti, nel caso specifico filmici, che animano le narrazioni dei tanti mestieri del cinema. Ecco una delle chiavi per leggere l’ultimo nato dalla penna di Loparco…’

Marco Sansiveri (saggista): ‘«Klaus Kinski – Del Paganini e dei capricci» è un viaggio. E’ una discesa negli inferi di un’esistenza la cui instabilità forse non è stata e non sarà mai “misurata”. Avvolge la narrazione, ed assorbe completamente il lettore come una “Storia Infinita” in cui si viene risucchiati avendo fortunatamente a disposizione i mezzi (documenti, dichiarazioni, testimonianze) con cui difendersi e reagire. E’ un’intervista col vampiro/violinista/attore in cui il mefistofelico polacco urla, ringhia, vive esistenze da lui bramate e cannibalizzate, attraverso le voci delle sue vittime più “amate”. Stefano Loparco ci mette a disposizione l’universo kinskiano col piglio dell’investigatore, desideroso di fare più luce possibile sul film testamento/flusso di coscienza/riflesso di presenza di uno degli ultimi geni maledetti del nostro tempo… ‘.

Edoardo Favaron (saggista): ‘Un libro che mi ha letteralmente catturato e ho divorato in poche ore. E’ uno dei migliori saggi di cinema letti negli ultimi anni’.

Bernadette De Cayeux (costumista Paganini):«Del Paganini e dei capricci» è un libro scritto benissimo e costruito splendidamente. Ma c’è di più; a mano a mano che scorrono le pagine si entra nel personaggio di Klaus Kinski o meglio al cospetto di quel ritratto che immagino l’attore volesse rappresentare, identificandosi completamente con Paganini. Con continui rimandi tra la vita di Kinski e il film, Loparco spiega perché Paganini non è un film riuscito (come prodotto finale), né avrebbe potuto esserlo. Molto interessanti e ben dosati i ricordi di chi ha lavorato con l’attore e lo studio sulla sua voce. E poi il libro ha un gran bel finale, «il filo rosso»… Al termine della lettura cosa rimane? Loparco non dà nessun giudizio sul personaggio – e meno male – ma a me appare come un essere terribilmente infelice. Insomma, in poche parole: un libro molto, molto interessante che farò leggere alle mie migliori amiche. Complimenti!’

Roy Menarini (docente universitario, saggista): ‘Non si tratta come potrebbe apparire di una monografia generale su Kinski (la cui vita personale e artistica viene comunque spiegata), bensì di una incursione piena di materiali, documenti e raccolta di dichiarazioni sul Kinski artista che voleva celebrare se stesso nel progetto titanico del Paganini (film poi naufragato nel disdoro generale, che Loparco cerca invece di riequilibrare). Si tratta di un volume non accademico, ma di interessante lettura e strutturato in maniera rapsodica, con un approccio di storia orale un po’ “sanguinetiano” e certamente utile’.

Simone Scafidi (regista Eva Braun, Zanetti Story): ‘E’ stato un piacere leggere un libro come «Klaus Kinski – Del Paganini e dei capricci». Ogni pagina è ricca di amore, di passione, ma allo stesso tempo della giusta distanza con la quale trattare un tema affascinante e delicato come Klaus Kinski. E’ anche un libro che ha il pregio di partire da un film per raccontare un mondo. Anzi, più mondi (…). Ricco di fonti edite (le biografie e autobiografie di Kinski; i giornali d’epoca, etc…) e di contribuiti raccolti dall’autore, il libro riesce ad essere quello che il film “Paganini” non è stato: il racconto di un momento della vita artistica di Kinski che diventa la resa dei conti di tutta la sua esistenza’.

Antonio La Torre (DbCult Film Insitute):Appena finito di leggere «Klaus Kinski – Del Paganini e dei capricci», dell’amico Stefano Loparco, Edizioni Il Foglio. Racchiude in sé molti tesori, piccole perle segrete sulla vita dell’attore e dell’uomo, fossero bizze, racconti, scompensi psicotici o immagini in movimento. Ma questo libro, ne ha una in più, del tutto diversa da tutte quelle raccontate prima’.

Gianfranco Galliano: ‘Il metodo di Loparco è quello di allestire una sorta di panopticon democratico e documentatissimo nel quale il lettore può scegliere la zona o le zone d’interesse da approfondire per proprio conto: nel suo «Del Paganini e dei capricci», vuoi per l’eccezionalità e le sfaccettature del personaggio, vuoi per l’abilità dell’autore nel condurci nei suoi meandri senza scartarne nessuno, troviamo in forma accentuata questo procedimento…’

Eugenio Ercolani (redattore Nocturno):In un paese dove non si nega una pubblicazione a nessuno è naturale che ci si trovi immersi fino al collo da testi, saggi e case -anzi capanne fatiscenti- editrici. Così come è naturale che senza un vero mercato, e una conseguente selettività, la maggior parte dei libri siano, nel migliore dei casi, scadenti. Quindi l’esistenza di lavori come «Del Paganini e dei capricci» rincuorano e assumono un notevole valore aggiunto. Poi sono pure tra i ringraziamenti e il mio nome appare sempre e solo su cose belle’.

Sentieri Selvaggi: ‘Attraverso una rendicontazione rigorosa delle cronache del tempo e basandosi su diverse interviste di amici e nemici del grande attore polacco, Loparco riesce a fornire al lettore un quadro onesto, senza alcuna tentazione agiografica ma con la schiettezza del giornalista imparziale che pone in primo piano il lato oscuro di un uomo con evidenti disturbi della personalità […]. Una lettura appassionante’.

Franco Grattarola (storico del cinema): ‘Del Paganini e dei capricci» è un’opera estremamente interessante, molto documentata e tematicamente tutt’altro che banale, scontata o manichea che poi sono le stesse qualità che hanno fatto apprezzare  «Graffi sul mondo»’.

Fabio Zanello (saggista): ‘Un libro pluridisciplinare, sconvolgente e definitivo sulla figura di Klaus Kinski’.

Roberto Poppi (storico del cinema):Da un grande scrittore, un grande libro. Fidatevi!’

 

GRAFFI SUL MONDO

Carlo Gregoretti (giornalista, già inviato de l’Espresso e direttore di testate quali Epoca e Panorama): ‘«Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» è un libro ricco di idee e materiali la cui ricerca, appare chiaro, non deve essere stata una passeggiata. C’è da complimentarsi per il palese sforzo di obiettività dell’autore nel trattare una materia non facile (sforzo mai vanificato da una altrettanto trasparente – e legittima – simpatia per il protagonista)’.

Giampaolo Lomi (regista cinematografico e documentarista):Tutta la mia ammirazione per l’accuratezza, la preparazione e la stesura di questo non facile libro, «Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo», che avrebbe potuto scontentare molti e che invece, son sicuro, avrà molto successo. E’ la biografia temporale e introspettiva su Gualtiero Jacopetti più completa e obbiettiva che abbia mai letto. Complimenti’.

Gigi Oliviero (regista televisivo, figlio del compositore Nino Oliviero): ‘Una lettura che suscita curiosità e interesse; un racconto accurato frutto di un notevole lavoro di ricerca’.

Libero Quotidiano: ‘Loparco più che un biografo è un appassionato, certosino archivista. Ha recuperato tutto (o quasi tutto) quanto scritto sul personaggio e ha legato i vari capitoli con buona prosa. Lasciando ai lettori non Jacopetti ma un bel pò di strumenti per capirlo’.

Nocturno Cinema:«Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» di Stefano Loparco è un ottimo volume che affronta la personalità, non semplice, di Jacopetti, con la scorta della misura nella scrittura, della filologia e del buon senso. Imponente l’apparato di documenti e testimoni. Voto: 5 su 5′.

Alberto Pezzotta (critico cinematografico): ‘Graffi sul mondo (…) ha un suo perché al di là dei pareri personali, perchè è davvero ricco, informato ed equilibrato nel ricostruire i punti più controversi, come la disputa tra Cavara e Jacopetti su chi fece cosa in ‘Mondo cane’’.

Daniele Aramu (critico cinematografico):Stefano Loparco ha compiuto un piccolo miracolo, affrontando con piglio meticoloso e disincantato il racconto della sua vita professionale e privata, nel corso del quale fornisce al lettore gli strumenti utili per tradurne una propria idea. Nel suo libro ci sono il costume, la politica, il mondo culturale e le contraddizioni dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri, elementi fondamentali per mappare il fenomeno Jacopetti e il riverbero imprevisto e incontrollato del suo modo di fare cinema nel mondo della comunicazione’. 

Gianfranco Galliano: ‘L’ampiezza e la contemporanea profondità del testo offrono al lettore uno strumento puntuale per accostarsi a Jacopetti e insieme invitano a riflessioni suscitate da elementi formali e cronachistici – date le analisi dell’Italia dell’epoca, cinematografica e non, e delle componenti artistiche costitutive e periferiche delle pellicole – locations, trattamenti, difficoltà con la censura ecc. (…).  Fermo restando che tutto ciò che può esser dissacrato deve esserlo, a un pubblico avvertito e non ingenuo (come quello che esce dalle pagine di Graffi sul mondo) la decisione sulla sensatezza o meno della critica’.

DBCult Film Institute:Con coerenza e pertinenza, il volume di Stefano Loparco rende omaggio al più allergico alle convenzioni tra i registi nostrani. E lo fa con coerenza e analisi accurata, mai sciatta o sfilacciata. Un libro che imprime sulla storia del cinema, in modo conclusivo ed esplicito, il passaggio di Gualtiero Jacopetti’.

Il Manifesto Quotidiano: ‘For­tu­nate coin­ci­denze o tempi ormai maturi? Forse tutte e due le cose, hanno fatto sì che, nel giro di pochi mesi uscis­sero due libri su Gual­tiero Jaco­petti e Paolo Cavara, rispet­ti­va­mente di Ste­fano Loparco e di Fabri­zio Fogliato, dedi­cati a  due dei tre regi­sti dello scan­da­loso “Mondo Cane”, uscito all’inizio degli anni ’60 e che testi­mo­niano — da posi­zioni che offrono spunti, anche, di accesa discus­sione — il tratto comune per­corso con l’ideazione e la rea­liz­za­zione di quel leg­gen­da­rio film che generò tutta una ridda di ipo­tesi fino alla loro con­tro­versa sepa­ra­zione arti­stica’.

La Rivista del cinematografo: ‘Difficile, comunque la si pensi sul conto del padre dei ‘mondo movies’, non restare affascinati dal lato avventuroso dell’esistenza di Gualtiero Jacopetti. Il libro di Loparco restituisce a tutto tondo e con dovizia di dettagli (immagini, corrispondenza privata e…. denunce) il ritratto di un uomo a cui la provincia e le regole furono sempre strette, e di un autore che dai cinegiornali, assieme ai sodali Franco Prosperi e Paolo Cavara, creò dal nulla un genere, poi ricopiato in tutto il mondo, e che la critica nostrana del tempo vituperò fino all’offesa preoccupandosi di denunciarne le ambiguità…’.

Roberto Poppi (storico del cinema):Amato. Odiato. Studiato. Ignorato. Un grande giornalista. Un volgare mistificatore. Un ironico dissacratore. Un fascista. Uno stupratore di minorenni. Un disperato romantico che si strappava i capelli per Belinda. Uno che ha cambiato il cinema. Uno che lo ha ucciso. Un uomo e un regista scomodo al potere. Chi? Gualtiero Jacopetti. Stefano Loparco ci racconta tutto di lui. «Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» è un libro straordinario per scrittura (sublime) e documentazione inedita. Un libro che tutti devono leggere, non solo i cinefili. E che sento un po’ mio anche se non ci ho messo una sola virgola’.

Mario Bonanno per SoloLibri.net: ‘Ma un libro così bello, dannato e controcorrente, sarebbe mai saltato fuori dal catalogo di una ‘major’? La domanda è pleonastica: lunga vita alle piccole ma battagliere Edizioni Il Foglio e al fiore all’occhiello della collana ‘Cinema’.

Stefano Di Marino (scrittore, autore de Il Professionista):«Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» è forse uno dei migliori libri sul cinema (per argomento e svolgimento) che ho letto da diverso tempo. Un lavoro esaustivo e intrigante su una pagina del cinema italiano (che non è più) di cui andare fieri. Bravissimo Stefano!’

Luigi Mascheroni (redattore Il Giornale): ‘Per chi ama il cinema eretico, consiglio la biografia di Gualtiero Jacopetti «Graffi sul Mondo»: il regista più stroncato della storia’.

Carlo Romano per Fogli di Via (Fondazione De Ferrari):Stefano Loparco ha costruito il suo libro investendo su vari piani i dati biografici e filmografici. Più debole, va detto, risulta l’aspetto estetico, decifrabile in parte nel sottotesto dei capitoli che riportano largamente le polemiche suscitate dai singoli film. Ma il libro si raccomanda innanzitutto per aver rotto il silenzio attorno a Jacopetti e alla sua vicenda umana, giornalistica e cinematografica un tempo molto discussa in una moltitudine di spropositi’.

Sentieri Selvaggi: ‘L’autore si muove abilmente attraverso la quantità sterminata di materiali su cui ha compiuto la sua ricerca conservando però un gusto per il racconto che dipinge l’avventurosa vita di Jacopetti come fosse un romanzo… ‘.

Franz Krauspenhaar (scrittore e poeta): ‘Lo scrittore Stefano Loparco, già autore di un libro su Edwige Fenech come fenomeno di costume, ci consegna questo «Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» che è davvero un volume che dice il più possibile con un approccio da studioso di cinema ma anche da, detto senza retorica, indagatore dell’animo umano. Una biografia per così dire letteraria ma al contempo un libro di consultazione pieno di notizie, di rimandi, un’opera complessa….. ‘Graffi sul mondo’ è un libro che si legge come un avvincente romanzo e ci spinge con forza nei territori del mito: giornalista, regista di film discussi, avventuriero nell’anima, sfortunato e perdente “di successo”, citando l’autobiografia di Albertazzi, Jacopetti viene servito con maestria e senso della misura da Stefano Loparco, dal quale ci aspettiamo nuovi “mondi personali”. C’è amore per il personaggio ma soprattutto amore per il cinema e la comunicazione in genere, e naturalmente per una letteratura del vero che documenta sempre con dati alla mano. Un lavoro complesso e sicuramente di difficile realizzazione, che ci restituisce la storia di Jacopetti come forse non era possibile fare in maniera più esaustiva….’.

Roberto Alfatti Appetiti (giornalista e scrittore):«Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo»: un libro straconsigliato’.

Luciano Lanna (docente, giornalista e scrittore): ‘Con questo «Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» (Edizioni Il Foglio, pp. 340, euro 16,00) Stefano Loparco ha realizzato una cosa che si attendeva da anni: raccontare, spiegare e restituire alla storia del cinema (e non solo) il contributo fondamentale di un intellettuale italiano del Novecento tra i più creativi e irregolari’.

Mario Gerosa (giornalista e scrittore): ‘«Gualtiero Jacopetti – Graffi sul Mondo» è un libro veramente ben fatto. E mi sento di raccomandarlo non solo agli appassionati di cinema, ma anche a chi si vuole cimentare nel difficile genere della biografia o, semplicemente, leggere un’ottima biografia. In primo luogo infatti Loparco fa emergere con accuratezza e meticolosità la figura di Jacopetti regista, facendo risaltare il lavoro di questo autore controverso, che ha un posto importante nella storia del cinema italiano. Allo stesso tempo, fin dalle prime pagine, Loparco, da fine osservatore, riesce a tratteggiare con grande sicurezza ed empatia il personaggio Jacopetti, che appare sempre molto vivo e presente nel corso del libro. Il tutto senza creare una biografia romanzata, ma attenendosi rigorosamente all’attualità e alle cronache. Mi permetto anche di dire che se c’è qualche produttore in ascolto, potrebbe prendere in considerazione di trasformare il libro di Loparco in un film’.

Gian Paolo Polesini  (giornalista e critico cienmatografico del Messaggero Veneto): ‘Allo scrittore piace il sentiero solitario, lo si è capito’.

 

IL CORPO DEI SETTANTA

Gordiano Lupi (editore e scrittore): ‘«Il Corpo dei Settanta» è un libro importante. Non è solo un libro di cinema e non è neppure un libro biografico su Edwige Fenech. E’ un libro che racconta gli anni Settanta e al tempo stesso parla di un cinema povero che era capace di riempire le sale. Se qualcuno mi chiedesse quale libro comprare tra «Le dive nude – il cinema di Gloria Guida e Edwige Fenech» (che ho scritto io e l’ha pubblicato Profondo Rosso) e questo, consiglierei – senza ombra di dubbio di comprare «Il Corpo dei Settanta»! Il mio è un semplice libro di cinema, quello di Loparco è molto di più. Per questo l’ho pubblicato!’

Carlo Griseri (giornalista e scrittore): Un libro molto più profondo di quello che si potrebbe (superficialmente) pensare, la rilettura di un periodo storico (gli anni Settanta del nostro paese) attraverso i film che hanno consolidato la fama di Edwige Fenech come icona sexy di una (e più…) generazioni. La speranza è che questo libro non venga sottovalutato dai potenziali lettori, come troppo spesso accade con i film di genere di quel periodo’.

Franck Lafonde (saggista):… Edwige Fenech, actrice en laquelle Stefano Loparco a reconnu ‘les corps des années 70’…’.

Nocturno Cinema (d.pul): ‘Un librone dedicato all’icona del cinema sexy italiano… L’autore, curiosamente, si getta nella materia già incandescente con molta immedesimazione. Edwige viene “raccontata” nella sua carriera con puntiglio analitico ma anche come si trattasse di una conoscenza diretta, immagine di donna idealizzata, non solo amante catodica da spiare in piena notte, ma addirittura madre procace. Un’operazione interessante. Ottima l’appendice con gli incassi dei film di Edwige’.

Giuseppe Iannozzi (scrittore):Stefano Loparco con il suo corposo saggio  «Il Corpo dei Settanta, il corpo, l’immagine e la maschera di Edwige Fenech» (edizioni Il Foglio) per la prima volta in Italia, racconta la carriera cinematografica dell’attrice che ha fatto sognare più di una generazione. E’sì una guida alla filmografia di una vera e propria icona del cinema italiano, ma è anche sguardo d’insieme alle agitazioni socio-politiche che negli anni Settanta si sono manifestate, a volte per morire da sé, altre ancora per evolversi (o involversi) contribuendo a formare il carattere dell’italiano medio e non. «Il Corpo dei Settanta» di Stefano Loparco è la prima esaustiva biografia incentrata sull’attrice simbolo di un’intensa e irripetibile stagione cinematografica: indispensabile’.

Mario Bonanno per SoloLibri.net:C’è una raccomandazione che mi sento di farvi e di farvi da subito: mettetevi prima che potete sulle tracce de “Il corpo dei Settanta” (Edizioni Il Foglio). Il libro ha qualche anno (è stato pubblicato nel 2009) ma è uno di quei testi che gli appassionati di cinema di vecchio e nuovo corso non possono mancare. So che sono cose che si scrivono generalmente ma badate che dico sul serio: questo saggio di Stefano Loparco è tra i più significativi che mi sia capitato di leggere sul cinema popolare italiano e sul decennio di piombo, da un bel po’ di tempo a questa parte… Il volume è poderoso – supera ampiamente le 300 pagine – non si fa mancare e non fa mancare nulla (compresa una miriade di foto da prurigine della Fenech), rivelando l’autore come una delle voci critiche più promettenti & divergenti della saggistica italiana non professorale. Per una volta lasciatemi scrivere vivaddio’.