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da sinistra: Giampaolo Lomi e Carlo Gregoretti

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da sinistra: Carlo Gregoretti, Stefano Loparco e Giampaolo Lomi

Chi conosce la vita di Gualtiero Jacopetti sa che si è trattato di un piccolo miracolo; l’incontro tra Carlo Gregoretti (padre del giornalismo italiano, già inviato de l’Espresso, editorialista di Repubblica e direttore di testate quali Panorama e Epoca) e Giampaolo Lomi (regista, fondatore del Festival del Cinema a Manila). Carlo e Giampaolo sono stati amici di Gualtiero, prima l’uno (dal 1954 ai primi anni Sessanta, quando le strade dei due uomini si divideranno) e poi l’altro (dalla fine degli anni Sessanta fino al 2011, anno della morte di Jacopetti), in una sorta di staffetta a distanza che non li aveva mai fatti incontrare. Per i più Carlo è il grande accusatore. L’ex amico che con i suoi articoli su l’Espresso (costati nel 1965 un’accusa di strage a Jacopetti in relazione alle riprese di Africa addio, prima del proscioglimento) ha gettato una luce sinistra sulla figura del cineasta toscano. Giampaolo, invece, è l’amico dell’età adulta. Ha collaborato alla realizzazione di Addio zio Tom (un’esperienza durata diciotto mesi in terra haitiana) e – sempre insieme all’autore di Mondo cane – altri documentari meno noti al grande pubblico. Carlo e Giampaolo: due modi diversi (e distanti) di dire Jacopetti e per questo estranei l’uno all’altro. Fino al 10 gennaio del 2014 quando per la prima volta i due protagonisti si sono incontrati in occasione dell’imminente pubblicazione di Gualtiero Jacopetti – Graffi sul mondo  di Stefano Loparco, testo a cui entrambi hanno collaborato. Un incontro conviviale ricco di umanità, memoria e un pizzico di malinconia. I giudizi su Jacopetti – cineasta e uomo – sono rimasti inconciliabili. Ma quella staffetta, durata mezzo secolo, almeno idealmente è giunta a conclusione. E forse è l’inizio di una nuova amicizia.

Lettera di Giampaolo Lomi

Copy of MercatinoCaro Stefano visto che sei stato il promotore di questo incontro, ti voglio ringraziare di cuore. Mi ha fatto un gran piacere conoscere di persona Carlo Gregoretti del quale sento parlare nel bene e nel male da una vita. Sono contento di averlo conosciuto e di aver passato quelle tre ore filate seguìte al magnifico pranzo da lui offertoci. Siamo coetanei e lo immaginavo così. Vero, spontaneo non sofisticato. Volto aperto ed espressivo con il quale è scattata un’intesa da ambe le parti che ho subito percepita. Ci siamo dette tante verità meno conosciute ma fondamentali per quel rapporto che ci ha legato entrambi a Gualtiero anche se in modo diverso. Il suo racconto di come salvò la vita a Prosperi mi ha commosso. Sono quei momenti nei quali il dubbio non può esistere. Momenti estremi nel gioco della vita avventurosa che tutti noi abbiamo sperimentato. Mi son ricordato episodi analoghi, quali il naufragio ad Haiti, la sparatoria del nero impazzito, i pericoli corsi nella permanenza di quasi due anni in quell’isola. Mi ha fatto piacere conoscere anche sua moglie Chicchi, a lui unita da un lungo matrimonio che li tiene saldamente insieme con amore sincero. Oggi ho parlato con Carlo e l’ho ringraziato della sua accoglienza e della sua abilità culinaria per aver preparato quel delizioso pranzo. Ci siamo ripromessi di rivederci presto. Ancora grazie.

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