Ah!, se la vita avesse la sua dolce suggestione. Un romantico swing dall’incedere lento che, nella sua semplicità, rasenta il sublime. Un coro di violini, le languide note di un pianoforte, le spazzole che carezzano la pelle del rullante e quell’inciso – ah! quell’inciso – che scalda il cuore. Non ci sarebbe altro da aggiungere se non fosse che More – la colonna sonora di Mondo cane – è stata, ed è, una delle canzoni italiane più conosciute al mondo con oltre settanta milioni di dischi venduti.

Il brano inizialmente registrato nella sola versione strumentale col titolo di Modelle in blu è un tema elegante, arioso, ricco di armonizzazioni sofisticate e orchestrazioni sapienti; un volo di guida che attraversa tutto il film (Modelle in blu è il nono delle quindici tracce che compongono la colonna sonora della pellicola e che, con alcune variazioni, è presente in altre tre). Uscito in Italia il 2 aprile 1962 ad opera della C.A.M. (Creazioni artistiche musicali) in concomitanza del lancio mondiale su etichetta United Artists Records, le note di Modelle in blu s’impongono presso il vasto pubblico. Quello stesso anno Katyna Ranieri – cantante di successo e futura moglie di Ortolani – decide di dare voce a quell’aria struggente e, insieme all’amico Marcello Ciorciolini, scrive il testo Ti guarderò nel cuore (Modelle in Blu) e Je m’en fous, altro tema del film, dando vita a un fortunato 45 giri. Grazie anche al successo mondiale della pellicola, nel 1963 Modelle in Blu vince il Grammy Award (Best instrumental theme) quale miglior tema strumentale. Ma è grazie a un blitz di Katyna Ranieri che  l’anno successivo la versione inglese, More, scritta da Norman Newell e cantata dalla stessa Ranieri, presente nell’edizione americana di Mondo cane, viene candidata all’Oscar (Best theme song). La sera dell’evento, il 13 aprile del 1964, sul palco del Santa Monica Civic Auditorium, la voce suadente di un’intensa Ranieri – volto limpido e sguardo ammaliante –, ipnotizza il mondo intero. Così la cantante ricorda quei giorni:

«Mi trovavo a Berlino, all’Hotel Kempinski, visto che Riz stava incidendo la colonna sonora del film di Robert Siodmak. Alle quattro di notte ricevetti una telefonata. Era il mio agente di allora che mi chiamava da New York: «Katyna, so che ti sveglio ma sarai certamente felice di sentirmi…» – mi disse con voce schietta. «Che cosa è successo? – gli chiesi. E lui: «Mi ha appena chiamato George Sidney per dirmi che ti vuole assolutamente per cantare More alla cerimonia degli Oscar!». L’emozione fu violenta. Passai una notte insonne. Ero la prima italiana a essere chiamata a calcare il palcoscenico del Santa Monica Auditorium e, ad oggi, l’unica. A dire il vero ero già molto nota in America, mi ero esibita nei principali teatri, ma tutto venne spazzato via dalla suggestione di quella cornice magica. Quella sera, terminata l’interpretazione, accolta dallo scroscio incessante di applausi, Sammy Davis mi si avvicinò e si gettò in ginocchio davanti a me, alzò le braccia e mi disse: ‘Katyna, you are God!’ Mi abbracciò anche Federico Fellini, che aveva ricevuto la nomination per Otto e mezzo, e Julie Andrews. Una settimana dopo erano già presenti sette/otto versioni del brano, dopo tre mesi, centocinquanta per oltrepassare, ad anni di distanza, le mille incisioni. Ancora oggi penso a quei giorni fantastici con passione e Riz, ancora oggi me lo riconosce: ‘Katyna, se non c’eri tu, More non avrebbe mai avuto la Nomination all’Oscar!’  

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Riz Ortolani e Katyna Ranieri

E così nel giro di pochi mesi More viene contesa da alcuni tra i più celebri cantanti dell’epoca. A spuntarla, tra gli altri, sono Vic Dana, Steve Lawrence, Al Martino, Ray Barreto & his Orchestra, Judy Garland, Connie Francis, Julie London, Bobby Darin, Nat King Cole, Doris Day, Andy Williams, Ricl Nelson, Tom Jones, Patty Labelle e le Bluebelles, Diana Ross & the Supremes e Brenda Lee. Celebri anche le versioni strumentali di Kai Winding & Orchestra, Charley Bird, Eroll Graner, Duke Ellington e Joe Pass. Quando nell’agosto del 1964 Frank Sinatra incide la propria interpretazione accompagnato dall’orchestra di Count Basie contenuta nell’album It Might as Well Be Swing, More è ormai un classico del repertorio internazionale. Uno tra i più grandi successi della canzone italiana nel mondo.

Tutto bene, allora? Niente affatto. Mentre le note di More conquistano le platee di mezzo mondo, in Italia ha inizio una causa epocale che vedrà contrapporsi i co-autori della colonna sonora di Mondo Cane. Disconoscendo la dichiarazione congiunta depositata alla S.I.A.E., Ortolani – che avvia la causa – rivendica la paternità esclusiva del brano. Racconta Ortolani:

«Non era mia intenzione adire le vie giudiziarie e non l’avrei certamente fatto tant’è che mentre in Italia si susseguivano le varie sentenze dei tribunali io ero in giro per il mondo a costruire, concerto dopo concerto, la mia carriera. Ad occuparsi della questione fu il mio avvocato di allora. Mi decisi a fare causa, dopo ben tre anni, perché Oliviero continuava a rilasciare interviste, anche in America, sostenendo che lui era il compositore ed io l’arrangiatore. Cosa falsa! A quel punto decisi di mettere chiarezza a quella situazione sgradevole. Non ho vinto la causa poiché c’erano i bollettini firmati alla S.I.A.E., testimonianze non credibili e altri motivi su cui qui soprassiedo, ma almeno la legge ha dovuto riconoscere che io non ero l’arrangiatore; anche io avevo scritto More e tutta la ricca ed innovativa colonna sonora e la storiella dell’arrangiatore, grazie alla sentenza della Cassazione, finì una volta per tutte. Ma le cose stanno diversamente. Nonostante la giovane età, all’epoca avevo scritto molte musiche per sceneggiati radiofonici e televisivi, in Italia e in Messico. Con la metà degli anni Cinquanta, ero impegnato nella realizzazione di programmi radiofonici come il popolare Rosso e nero n. 2,  un varietà condotto da Corrado, per la regia di Riccardo Mantoni. Sempre a quegli anni risale l’esperienza in qualità di arrangiatore dell’orchestra della RAI diretta da Armando Trovajoli e una proficua collaborazione con il regista Anton Giulio Majano per cui scrissi le musiche dei primi sceneggiati televisivi che ebbero una grande e popolare successo e che si ricordano ancora oggi, tra cui Piccole donne, La cittadella ed altri ancora. Eppure quel film di Jacopetti – a cui a dire il vero in pochi all’epoca credettero – mi apparve subito un progetto stimolante. E fu proprio durante una riunione a casa mia – presenti Jacopetti e Prosperi – che parlando e discutendo sulle varie musiche per le scene così diverse fra loro, Gualtiero mi chiese a cosa avrei pensato per la delicata scena dei pulcini colorati. Io dissi: ‘Ma che ne so!’ Gualtiero insistette: ‘Dai Riz, suona qualcosa…. cosa ti viene in mente per i pulcini?’. In effetti quei teneri pulcini mi avevano impressionato ed intenerito e così senza pensarci suonai certamente la cosa più ovvia, alcuni accordi tipo un carillon per bambini con frase corta, ero più preso dagli accordi. Gualtiero mi chiese subito:’ Cos’ è questa musica?’; ‘Non lo so!’ – gli risposi. ‘Scrivila! Vedrai, ci facciamo tutto il film!’ Questa è la realtà storica. Altra verità è che incontrai Oliviero due sole volte, non una di più, non una di meno: la prima a casa mia sull’Appia Antica, per una visita di cortesia. Nell’occasione mi portò un prosciutto intero e la cosa, devo dire, non mi piacque. La seconda durante la registrazione della colonna sonora. In quella circostanza Oliviero si dimostrò felicissimo, mi abbracciò e mi fece calorosi complimenti davanti all’intera orchestra. Quello fu il premio sincero a tutto il mio lavoro. Dopo è stato tutto diversoma in sala d’incisione, davanti a tutta l’orchestra, Oliviero ebbe momenti di grande euforia e gridò una frase… che i primi violini sentirono bene…  è tutto documentato, ma non ne voglio più parlare».

Le parole del compositore trovano conferma dallo stesso Jacopetti che in più circostanze ha dichiarato: «Ortolani tirò fuori questo pezzo magico al pianoforte quando gli chiesi una musica da suonare con la celeste (il pianoforte antico) per la scena dei pulcini colorati, e allora lui, che era pieno di fantasia, accennò queste note sviluppando poi il tema centrale […] con il successo di More, che effettivamente era di Ortolani (Oliviero aveva scritto un altro tema per il film), ci furono problemi con il contratto che parlava di diritti da dividere […], perché le musiche erano firmate da entrambi. Fui chiamato come testimone e dovetti dichiarare davanti al giudice che il motivo del brano effettivamente era stato scritto dal maestro Ortolani…

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Da sinistra: Franco Prosperi, Riz Ortolani e Gualtiero Jacopetti

La questione, per quanto possa apparire semplice, non lo è affatto. Le parole di Ortolani, suggellate dallo stesso Jacopetti, vanno ora dimostrate in tribunale e la questione si fa presto – e inevitabilmente – spinosa. Nino Oliviero si oppone energicamente alla richiesta di Ortolani. Così ricorda gli avvenimenti Gigi Oliviero, maggiore dei tre figli del compositore scomparso nel 1980: 

«All’epoca di Mondo Cane, cioè nei primi anni ’60, nostro padre era già un musicista ben affermato. Aveva composto canzoni famose e musicato decine di film. Era inoltre molto amico di Jacopetti, e aveva realizzato la sigla e le musiche del celebre cinegiornale “Ieri, oggi, domani”, che dirigeva lo stesso regista. Un’amicizia confermata dal fatto che quando Gualtiero partì per le riprese del film, chiese proprio a mio padre di occupare il suo posto, prendendo le sue veci come direttore. Cosa che avvenne con un regolare contratto che gli fece Eraldo Leoni, amministratore delegato della Cineriz. Quando Jacopetti tornò e iniziò il montaggio del film, molte delle musiche erano state già composte da papà.L’incontro con Ortolani avvenne tramite Katina Ranieri – che aveva cantato una sua canzone al Festival di Napoli – la quale gli presentò il suo giovane compagno, chiedendogli di aiutarlo ad entrare nel mondo del cinema. Nostro padre, pur senza conoscerlo affatto, accettò di buon grado e lo presentò a Jacopetti proponendolo come orchestratore. Un gesto sicuramente azzardato, se si considera che fu compiuto a favore di un musicista appena trentenne e praticamente sconosciuto nell’ambiente cinematografico – Mondo Cane, infatti, sarebbe stato il suo primo film – ma sicuramente un gesto generoso. La collaborazione, all’inizio, andò molto bene. Il giovane Riz si dimostrò un ottimo musicista, tanto che, in un clima di amicizia ed euforia, i due musicisti decisero di firmare congiuntamente alla SIAE tutte le musiche del film come coautori al 50%. Quest’azione potrebbe risultare incomprensibile ai più, ma la persona Nino Oliviero era travolgente ed entusiasta come nella vita non ne abbiamo più conosciute. Quando Mondo Cane uscì, ebbe un successo travolgente, anche grazie all’eccezionale colonna sonora. Un successo che, come tante volte avviene, fu però foriero di grossi guai. Invece di sfruttare insieme quella grande occasione, infatti, Ortolani dimenticò completamente – oltre alle dichiarazioni che aveva firmato alla SIAE –  a chi doveva tanta nuova fama e cominciò a dire a tutto il mondo che l’autore era lui. Fu in seguito a una trasmissione radiofonica, in cui, pur non sollecitato da nessuno, il noto presentatore di allora Silvio Gigli presentò il pezzo col nome del solo Oliviero, che Ortolani, forse euforico per essere arrivato alla nomination dell’Oscar al suo primo film, intimò con una citazione a nostro padre di riconoscere che il brano More era stato composto solo da lui. Iniziò una causa che divenne un caso, sia per lo straordinario successo del brano specialmente in America, sia perché era la prima volta che una cosa del genere avveniva nel mondo della musica. Dal momento che era Riz a rinnegare la firma fatta alla SIAE, fu lui a dover provare che la situazione era diversa, e la cosa si rivelò da subito impossibile.  Tanto che solo dopo nove anni di giudizio la cosa si concluse in Cassazione, in seguito ai risultati di una perizia musicale, che volle proprio Ortolani. Nelle conclusioni della perizia il pezzo Ti guarderò nel cuore fu definito infatti come prodotto inscindibile e indistinguibile dei due autori, individuando comunque nello stile armonico e melodico delle musiche precedenti di Oliviero, in particolare della canzone La vita è un paradiso di bugie, classificata terza al Festival di Sanremo del 1956, quello appartenente al brano conteso».

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Nino Oliviero

La ricostruzione dei fatti termina qua. Evidentemente le tesi sono chiare e contrapposte. Il resto attiene a una complessa vicenda giudiziaria che, inevitabilmente, lascerà forti dissapori tra i due compositori oltre ad aver interrotto, ex abrupto, l’antica amicizia –  e la collaborazione – tra Jacopetti e Oliviero.

Il 30 dicembre 1974 la corte di Cassazione di Roma, confermando la sentenza d’Appello del 30 maggio 1973, ha stabilito che il brano è da attribuirsi ai due autori, come da dichiarazione congiunta depositata alla S.I.A.E. nel 1962. More è, dunque, di Ortolani e Oliviero: così si è pronunciata la legge.

Diceva Wagner: «Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica». E dopo tante, troppe parole, è giunto il ‘suo’ momento: un coro di violini, le languide note di un pianoforte, le spazzole che carezzano la pelle del rullante e quell’inciso che scalda il cuore. Ah!, se solo la vita avesse la sua dolce suggestione: More.



Copyright © Stefano Loparco. Tutti i  diritti riservati. Tratto dal libro Gualtiero Jacopetti – Graffi sul mondo (Ed. Il Foglio)

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