La recensione di Marco Sansiveri.

Klaus Kinski – Del Paganini e dei capricci è un viaggio. E’ una discesa negli inferi di un’esistenza la cui instabilità forse non è stata e non sarà mai “misurata”. Avvolge la narrazione, ed assorbe completamente il lettore come una “Storia Infinita” in cui si viene risucchiati avendo fortunatamente a disposizione i mezzi (documenti, dichiarazioni, testimonianze) con cui difendersi e reagire. E’ un’intervista col vampiro/ violinista/attore in cui il mefistofelico polacco urla, ringhia, vive esistenze da lui bramate e cannibalizzate, attraverso le voci delle sue vittime più “amate”. Stefano Loparco ci mette a disposizione l’universo kinskiano col piglio dell’investigatore, desideroso di fare più luce possibile sul film testamento/flusso di coscienza/riflesso di presenza di uno degli ultimi geni maledetti del nostro tempo…

Marco Sansiveri, saggista, autore di Apocalypse Italia. Il cinema post-atomico italiano

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