Cattura

I LETTERAl fumettista del terzo millennio: smartphone, tablet & wireless, «anyway!» Seducente e affabulatore, va sui social, conta i followers: si fa brand. Poi c’è il rinascimentale Giovanni Talami – bella faccia, lineamenti delicati e mustacchi alla Modugno prima maniera – finito per sbaglio nell’iperuranio di forme e ballon («sono pigro, cercavo un lavoro da fare a casa» – se la ride). Alle luci della ribalta, Giovanni preferisce la vita domestica; alla notorietà, una passeggiata coi suoi tre cani. Ha un cellulare rotto, una moglie e «quasi» due figli. Su Facebook ci sta poco, non twitta, interagisce quando ha voglia, non risponde ai troll. Nel mondo reale veste come viene, pensa come parla e se non gli fosse toccata in sorte la nona arte, starebbe da mane a sera a tirare martellate in officina con quella passionaccia per la motocicletta che si ritrova («no, è che proprio sono un meccanico prestato al fumetto!»). Ligure – di Lavagna -, classe 1971, tirato su a bottega da Renzo Calegari («tra i pochi a saper disegnare i cavalli in movimento»), Talami è uno bravo, bravo. Di quella stirpe di artisti – com’era il suo grande conterraneo, Emilio Scanavino – che parlano attraverso il proprio lavoro. Sincero, schietto e autenticamente per bene, Giovanni guarda al mondo del fumetto – le parate, i suoi clamori – di sguincio. La sua arte sta in una vignetta.

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Giovanni Talami, Morgan Lost, frontespizio della serie

Per le Edizioni Bonelli Talami ha collaborato alla realizzazione di Nick Rider e Magico Vento. Poi è stata la volta di Claudio Chiaverotti che l’ha voluto in Brendon e – dal 2015 – Morgan Lost. E proprio all’antieroe dal volto tatuato Giovanni lavora da mesi a un albo che uscirà a gennaio. «Tutto sommato, non sono messo male – spiega Talami. Sto lavorando da matti. Realizzo in media quindici tavole al mese e per ora ci siamo!»

«Cosa puoi dirmi di Morgan Lost?»

«Ricordo un giorno la telefonata di Claudio. Mi parlava di una città. Raccontava di dirigibili, macchine futuriste, la neve perenne. Capivo che New Heliopolis (il nome della città in cui agisce Morgan Lost n.d.a.) avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella serie…»

«Poi?»

«Poi è saltato fuori il nome di Morgan Lost. Mi ha spiegato la storia del personaggio, la sua caratterizzazione. Mi ha chiesto se volevo fare parte della squadra. Ho detto ‘sì’, entusiasta. Non è stato un lavoro semplice. Certo, potevo contare sui disegni di Alessandro Poli (autore della parte grafica della serie n.d.a.) e le indicazioni di Claudio. Il fatto è che poi la città andava fatta vivere. Dovevo pensare al dinamismo, gli scorci anonimi, la cittadinanza. Il mood della storia. Le prime trenta tavole a cui ho lavorato sono finite nel numero venti, Sogni di qualcun altro…»

«Un albo – mi pare – i cui disegni sono attraversati da una costante tensione nervosa…»

«Riflettono l’inquietudine del momento. Sentivo il peso della responsabilità. Poi mi sono detto: ‘Giovanni, così non può funzionare. Pensa al disegno e lascia fuori il tuo mondo interiore’. E così ho fatto. Mi sono documentato: la New York degli anni Trenta e Quaranta, la tecnologia, le arti. Ho consultato pile di libri, visto decine di film. Poi ho mollato tutto. E ho iniziato a disegnare».

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La prima vignetta disegnata da Talami per Morgan LostSogni di qualcun altro, nr. 20

 

«Ho notato che dai grande importanza alla prossemica e alla postura. E’ così?».

«Si, m’interessa rappresentare la condizione emotiva del personaggio attraverso il corpo. Il volto basso, una torsione della testa, la disposizione della mano…»

«Eppure il tuo è un disegno articolato, ricco di dettagli. Insomma, non usi i trucchi del mestiere…»

«No. Anche se capisco che a volte è quasi una necessità. Risolvere qualche vignetta con pochi tratti in modo diciamo ‘espressionista’, permette di passare alla prossima. Ci ho pensato anch’io ma poi, non l’ho fatto. Perché mi costa una fatica enorme dover utilizzare uno stile che non mi appartiene. E comunque continuo a pensare che la caratterizzazione emotiva del personaggio e l’ambiente circostante, godano dello stesso rilievo narrativo. Sopratutto in Morgan Lost».

«La complessità grafica di Morgan Lost rappresenta un banco di prova per un disegnatore. Non mi pare sia un fumetto adatto ad ogni matita».

«Ah, sì, puoi dirlo: disegnare Morgan Lost è un’impresa! Chiede pazienza e concentrazione. Io poi, quando inizio una tavola, devo finirla! Altrimenti non sto bene. E pensa che ho appena traslocato e sto per diventare padre per la seconda volta…. ho detto tutto!»

«Adotti una tecnica particolare nel disegno?»

«Matite, pennarelli e le mani, come tutti. Non uso il digitale. Ma lo sforzo maggiore, almeno per me, è sulla composizione della vignetta. Non ho un metodo di lavoro preordinato e se lo avessi, faticherei a spiegarlo. A volte penso all’equilibrio delle forme, altre al senso del disegno. Io sono un disegnatore riflessivo, razionale. Penso e ripenso al modo migliore d’inquadrare una scena. Ma quando inzio una vignetta è l’istinto a muovere la mano. Almeno così mi pare. E devo dire che finora le linee di forza sono sempre saltate fuori!»

«Ricordi una vignetta in particolare? Una che ti ha dato filo da torcere o di cui sei particolarmente soddisfatto»

«Accidenti, sì. Quella di Non lasciarmi (nr. 2) in fondo a pagina 9. Mi ha davvero logorato. Si tratta di un grandangolo sull’interno di una chiesa. Come al solito, prima di realizzarla, ci ho pensato su, più volte. Poi d’impulso ho preso a disegnare. Ma mentre davo vita alla scena, sono entrato in crisi. ‘Ma ‘sto grandangolo è corretto? Devo allargare i bordi? O il centro? E il colonnato va bene così o devo imprimergli un’altra curvatura?’. Boh. Panico. Ero andato in tilt! Pensa che, in preda allo sconforto, sono andato a consultare la definizione di grandangolo su Google. Ero davvero sfinito!».

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Morgan Lost, Non lasciarmi (nr. 2) – La vignetta grandangolare della chiesa

«Che rapporto hai con Claudio Chiaverotti?»

«Claudio è molto esigente ma ha un grande rispetto per i suoi collaboratori. Sul lavoro dà tutte le informazioni affinché sia colto il phatos che vuole trasmettere nella sequenza. Poi ci lascia liberi. E’ un creativo totale, un visionario. Ma questo è noto. Pochi sanno che è anche un uomo dotato di una straordinaria umanità. Ma questo non scriverlo».

«Non lo scrivo… senti Giovanni, in relazione alle polemiche divampate sul web circa l’imminente cambio di formato di Morgan Lost, tu da che parte stai?: 16×21 o 17×23?Bonellide o alla Cico

«Ma che ne so!»

«94 o 64 pagine?»

«Ma non lo so, davvero! Io disegno…»

«Che tavola stai disegnando in questo momento?»

«Proprio adesso?»

«Si, adesso».

«Ehm…. a dire il vero sto studiando un manuale di meccanica… sai… devo fare un lavoro su una moto…»

«La moto… una passionaccia…»

«La passionaccia!»

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Giovanni Talamiblanque

 

 

 

 

Copyright © Stefano Loparco, 2017. Tutti i  diritti riservati.

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