La vita ‘etica ed estetica’ di Jacopetti
riporta l’articolo di Ultima visione a proposito di Gualtiero Jacopetti – Graffi sul mondo.
‘Etica ed estetica, cosi’ si
potrebbe riassumere la vita di Jacopetti per quanto difficilmente riassumibile. Loparco .sceglie la strada giusta, innanzitutto contestualizzando epoca e fatti e nel racconto non cronologico, inframmezza testimonianze, biografia, documenti e analisi. La sua indagine e’ serissima e precisa, il suo stile ricercato ma mai noioso e ben si presta a raccontare una storia piu’ vicina alla fantasia che alla cronaca…’.
Viaggio a Roma
pensa che in fondo un biografo è solo un narratore con particolare inclinazione all’animo umano. Raccoglie materiali, documenti d’epoca, lettere, foto. Consulta archivi e biblioteche; nessuna fonte gli è preclusa. Ha un metodo di lavoro ma molto spesso è costretto a sostituirlo. Ha un’ipotesi di ricerca che quasi sempre si rivela fallace. Quello del biografo è un lavoro da scrivania (seppure le scrivanie possano essere molte) svolto perlopiù in solitudine nel tentativo – un tantino presuntuoso – di restituire un’anima alla persona indagata. Non mancano le difficoltà. Una su tutte: la realtà. Allo scrittore è consentito quello che al biografo è bandito: dare vita ai propri personaggi con la sola forza della creatività. Il biografo, no. Quella vita deve prima andarsela a cercare e non è cosa semplice. Perché le persone agiscono mentre i biografi pensano. C’è però una cosa che al biografo piace fare: è ascoltare. Ascoltare i racconti di chi c’era. Si tratti della persona oggetto d’indagine, un amico o confidente, il controcanto di un rivale, le parole vengono annotate, le ipotesi si ravvivano e la vita sembra trovare un senso. E’ il momento più stimolante della ricerca, almeno per me. Perciò ringrazia il produttore Augusto Caminito e l’attore George Hilton, due protagonisti del cinema italiano e due personalità forti. A Roma, il 12 e 13 giugno, ha fatto solo questo: ha ascoltato i racconti di Augusto e George. Sullo sfondo la figura enigmatica di Klaus Kinski.
Lettera aperta. Riz Ortolani, Katyna (e io)
In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Riz Ortolani (Pesaro, 25 marzo 1926 – Roma, 23 gennaio 2014). Un anno fa scrivevo, di getto, queste poche parole. Lo ricordo così.
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24 gennaio 2014
Cara signora Katyna,
altri, e meglio di me, diranno chi è stato Riz Ortolani, quale il suo lascito artistico, i tanti meriti. Ora a me appare tutto inutile, insensato. La verità è che non riesco a immaginarla senza suo marito. «Riz e io siamo una persona sola!» – mi disse un giorno, osservando con aria complice il suo compagno di una vita. Lui le sedeva accanto nella sua naturale compostezza, sguardo penetrante, la parola sorvegliata.
Si ricorderà quel pomeriggio di fine estate del 2013. Ero giunto a Roma – ospite nella vostra villa – per parlare col maestro. Stavo terminando la stesura di Graffi sul Mondo – Gualtiero Jacopetti e avevo deciso di dedicare un capitolo a More – fortunata colonna sonora del film Mondo cane (1962) ad opera di Riz Ortolani e Nino Oliviero. Un brano che aveva dato molto a suo marito: successo e fama. E dispiaceri, sotto forma di una lunga querelle giudiziaria che per quasi un decennio lo ha contrapposto a Oliviero. Una causa per l’attribuzione di paternità della composizione che fece scalpore all’epoca, una tra le più importanti del nostro paese. E forse anch’io, quel giorno, gli ho procurato un dispiacere. Io che mi ero incaricato di insistere su quella domanda birichina: «Chi ha composto veramente More? Lei o Oliviero»? Inutile, e forse inopportuno, rievocare qui la sua articolata risposta. Chi vorrà la troverà in Graffi sul mondo.
Di quel giorno, ricordo la grande passione di suo marito. Non ha eluso la domanda che certamente lo indisponeva – sapeva che ero lì per quello – ma ha risposto con piglio battagliero, snocciolando date, nomi, avvenimenti coadiuvato da un quaderno d’epoca – scritto di suo pugno – in cui aveva annotato diligentemente tutte le realizzazioni precedenti a Mondo cane. Le collaborazioni con Anton Giulio Majano, Armando Trovajoli; gli sceneggiati in Italia e in Messico, l’esperienza nell’orchestra della Rai. E poi le giornate in moviola, assieme a Jacopetti, Prosperi e Cavara, con un block notes, a ‘prendere’ i tempi di Mondo cane. Sempre preciso, sempre rigoroso, nel ricordo. Di tanto in tanto era lei, signora Katyna, a proseguire il racconto, aggiungendo un particolare, un aneddoto. Suo marito smetteva di parlare. Poi riprendeva e allora taceva lei. Si capiva che tra di voi c’era un’intesa non ipocrita; un amore sincero che durava da oltre mezzo secolo.
Nei mesi successivi a quel primo incontro, lei ed io abbiamo mantenuto viva la relazione: lunghe telefonate, un fiume di mail. «Stefano, lei ha una voce deliziosa» – mi diceva. «Signora Katyna, il suo entusiasmo è contagioso» – le rispondevo. Lei s’interessava al mio lavoro. Ci teneva che il capitolo su More – che già aveva apprezzato in una prima bozza – mantenesse viva l’obiettività. Ad ogni nuova stesura, corrispondeva un suo suggerimento, una precisazione, un nuovo aneddoto che io, di volta in volta, integravo. Così sono trascorsi i mesi: settembre, ottobre, novembre e dicembre. Molte telefonate, tante mail. L’ennesima stesura. Con gennaio il rapporto si è improvvisamente interrotto. Le mie mail non hanno trovato più risposta. La informavo che il mio libro era terminato, che avevo fatto del mio meglio. In fondo era stata lei a chiedermelo («Stefano, bisogna pretendere il massimo da sé stessi. Può scrivere ancora meglio…. su, su, a lavoro!» – mi diceva divertita quando, più di una volta, sono stato sul punto di mollare). Ma nulla. Nessuna risposta.
Oggi, la notizia.
Altri, e meglio di me, diranno chi è stato Riz Ortolani. Io, invece, mi fermo qui. L’abbraccio con una tenerezza infinita. Sia forte, cara Katyna. «Riz e io siamo una persona sola». Con oggi, per sempre.
Stefano
Rassegna stampa 2014
Una selezione di articoli apparsi sulla carta stampata nel corso del 2014.














